Negli ultimi anni sempre più persone guadagnano attraverso i social network.
Collaborazioni con brand, affiliazioni, sponsorizzazioni e vendita di prodotti digitali sono ormai attività diffuse tra influencer e content creator.
In presenza di determinati presupposti, è necessario aprire la partita IVA.
Quando l’attività diventa professionale
Non esiste una soglia precisa di guadagno che fa scattare automaticamente l’obbligo di aprire la partita IVA.
Il punto centrale non è quanto guadagni, ma come svolgi l’attività.
La partita IVA diventa necessaria quando l’attività è:
abituale, cioè non occasionale ma ripetuta nel tempo;
organizzata, anche in modo semplice (es. pianificazione contenuti, gestione collaborazioni, gestione community);
continuativa, con entrate che si ripetono nel tempo.
Se, ad esempio, pubblichi contenuti con regolarità, collabori con brand, ricevi compensi o vendi servizi/prodotti digitali, sei già in una logica professionale.
In questi casi non si tratta più di un’attività occasionale, ma di un vero e proprio lavoro.
Aspettare troppo per aprire la partita IVA può portare a problemi, soprattutto in caso di controlli.
Quale codice ATECO utilizzare
Dal 2025 è stato introdotto un codice ATECO specifico per i creator:
👉 73.11.03 – Attività di influencer marketing
Questo codice rappresenta un passo importante perché riconosce formalmente il lavoro dei content creator.
In linea generale, è adatto per chi:
monetizza attraverso contenuti sui social;
collabora con brand;
crea contenuti sponsorizzati o promozionali;
gestisce una presenza digitale strutturata.
È importante scegliere il codice corretto perché da questo dipendono:
l’inquadramento fiscale;
il coefficiente di redditività (nel forfettario);
alcuni aspetti contributivi.
Una scelta sbagliata può avere impatti sia fiscali che gestionali.
Regime fiscale
Nella maggior parte dei casi, gli influencer possono iniziare con il regime forfettario, che rappresenta una soluzione semplice e vantaggiosa per chi è all’inizio.
Questo regime prevede:
una tassazione ridotta (5% per i primi anni, poi 15%);
semplificazioni contabili, senza obbligo di contabilità ordinaria;
niente IVA sulle fatture emesse;
gestione più snella rispetto ad altri regimi.
È però fondamentale verificare di rispettare i requisiti, tra cui:
non superare una certa soglia di ricavi;
non avere partecipazioni incompatibili;
non superare determinate soglie di redditi da lavoro dipendente.
Il regime forfettario è spesso ideale per partire, ma non sempre è la soluzione migliore nel lungo periodo.
Valutare correttamente il regime fiscale fin dall’inizio ti permette di evitare errori e ottimizzare la gestione della tua attività.
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