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Concordato preventivo biennale: cos’è e chi può aderire nel 2026

Il concordato preventivo biennale è uno strumento introdotto dalla riforma fiscale che consente ai titolari di partita IVA di concordare in anticipo con l’Agenzia delle Entrate il reddito imponibile per un biennio, indipendentemente da quanto si guadagnerà effettivamente.

È una misura che cambia il rapporto tra contribuente e fisco: non si aspetta la dichiarazione dei redditi per sapere quanto si paga, ma si definisce prima, con un accordo. Vediamo come funziona, chi può accedervi e cosa conviene valutare.

Come funziona

Il meccanismo è relativamente semplice nella logica: l’Agenzia delle Entrate formula una proposta di reddito imponibile per i due anni successivi, basata sugli ISA (indici sintetici di affidabilità fiscale), sui dati storici del contribuente e su variabili economiche settoriali.

Il contribuente può accettare o rifiutare la proposta. Se accetta:

  • paga le imposte sulla base del reddito concordato, indipendentemente da quello effettivo;
  • se guadagna di più, non paga imposte aggiuntive sul reddito eccedente il concordato;
  • se guadagna di meno, paga comunque le imposte sul reddito concordato (salvo cause di cessazione).

 

Il concordato dura due anni. Se il contribuente rispetta i termini e non si verifica nessuna causa di decadenza, il vantaggio fiscale è reale soprattutto per chi prevede una crescita dei propri ricavi.

Chi può aderire

Il concordato preventivo biennale è riservato ai soggetti che applicano gli ISA — quindi partite IVA con codice ATECO soggetto a questi indici — e ai contribuenti in regime forfettario, per i quali è prevista una versione semplificata dello strumento.

Per accedere è necessario:

  • non avere debiti tributari o contributivi superiori a determinate soglie;
  • aver presentato le dichiarazioni dei redditi degli anni precedenti nei termini;
  • non avere condanne per reati tributari nei periodi rilevanti.

 

Chi non soddisfa questi requisiti non può accedere alla proposta, indipendentemente dalla dimensione o dal settore dell’attività.

Quando conviene aderire

La convenienza del concordato dipende dal confronto tra il reddito proposto dall’Agenzia delle Entrate e quello che il contribuente prevede di realizzare effettivamente.

Conviene in generale quando:

  • si prevede una crescita dei ricavi nei due anni successivi — si paga sul reddito concordato (più basso) invece che su quello reale;
  • l’attività è stabile e prevedibile, con margini di redditività consolidati;
  • si vuole certezza fiscale anticipata, eliminando il rischio di accertamenti sul reddito del biennio.

 

Non conviene invece quando si prevede un calo dei ricavi, quando l’attività è in una fase di ristrutturazione o quando il reddito proposto dall’Agenzia è significativamente sovrastimato rispetto alle aspettative.

Le cause di decadenza

Il concordato può decadere prima della scadenza del biennio in alcune situazioni specifiche, tra cui:

  • dichiarare redditi effettivi inferiori al 50% di quelli concordati;
  • cessazione dell’attività o apertura di procedure concorsuali;
  • modifiche significative dell’attività che alterano i presupposti su cui si basava la proposta.

 

La decadenza comporta il ritorno al regime ordinario e può comportare l’applicazione di sanzioni, a seconda della causa che l’ha determinata.

Il concordato nel contesto della pianificazione fiscale

Il concordato preventivo biennale non è uno strumento isolato: va valutato all’interno di una pianificazione fiscale più ampia.

La proposta dell’Agenzia va analizzata con attenzione, confrontandola con le previsioni realistiche dell’attività. Una valutazione frettolosa — accettare senza verificare la coerenza con i propri numeri — può trasformare uno strumento vantaggioso in un onere.

Per chi ha una gestione strutturata dei propri numeri — con un budget previsionale e un controllo di gestione regolare — la valutazione della proposta è molto più agevole e consapevole.

Conclusione

Il concordato preventivo biennale rappresenta un cambiamento significativo nel rapporto tra partite IVA e fisco. Porta certezza fiscale anticipata e può essere vantaggioso per chi cresce, ma richiede un’analisi attenta prima di aderire.

Non è uno strumento per tutti e non è automaticamente conveniente: la decisione va presa con i numeri in mano, valutando la proposta caso per caso.

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