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DAC7 e OnlyFans: il fisco sa già quanto hai guadagnato — come regolarizzarsi nel 2026

Se guadagni su OnlyFans e non hai ancora regolarizzato la tua posizione fiscale, c’è un elemento che devi conoscere: la Direttiva DAC7 ha cambiato radicalmente il modo in cui le autorità fiscali accedono ai dati sui redditi digitali.

Non è un’ipotesi futura. È un meccanismo già operativo, che riguarda le piattaforme digitali — incluse quelle di contenuti — e che produce dati utilizzabili dall’Agenzia delle Entrate per i propri controlli.

Cos'è la Direttiva DAC7 e come funziona

La Direttiva UE 2021/514 (DAC7), recepita in Italia con il D.Lgs. 32/2023, obbliga i gestori di piattaforme digitali a comunicare periodicamente alle autorità fiscali i dati relativi ai compensi percepiti dagli utenti che monetizzano tramite i loro servizi.

L’obbligo riguarda un’ampia gamma di piattaforme: marketplace di e-commerce, piattaforme per l’affitto di immobili, servizi di trasporto, ma anche piattaforme di contenuti. La comunicazione include l’identità del creator, gli importi incassati, i periodi di riferimento e i conti finanziari collegati.

Le piattaforme soggette agli obblighi DAC7 o a regimi equivalenti trasmettono i dati alle autorità fiscali competenti, che possono poi essere scambiati con gli Stati interessati tramite i canali di cooperazione fiscale internazionale. Per i creator italiani, questo significa che le informazioni sui compensi possono arrivare all’Agenzia delle Entrate attraverso questi meccanismi di scambio — rendendo i redditi da piattaforme digitali molto meno opachi di quanto fossero fino a pochi anni fa.

Cosa significa concretamente per un creator italiano

Per un creator italiano che ha monetizzato su piattaforme digitali senza dichiarare i redditi, la situazione è quella di un soggetto che il fisco può identificare e controllare sulla base di informazioni ricevute attraverso i canali di cooperazione internazionale.

I controlli non partono necessariamente da sospetti generici: possono partire da dati concreti ricevuti dalle piattaforme. L’Agenzia delle Entrate può confrontare quanto risulta da queste comunicazioni con quanto dichiarato nella propria dichiarazione dei redditi. Una discrepanza rilevante può aumentare in modo significativo il rischio di controlli o richieste di chiarimenti.

I casi emersi nel 2026, come quello riportato dalla stampa nazionale relativo a due creator a Pisa con circa 800.000 euro contestati, confermano che i controlli sui redditi da piattaforme digitali sono concreti e operativi.

Reddito occasionale o partita IVA: la distinzione che conta

Prima di affrontare il tema della regolarizzazione, è necessario chiarire una distinzione fondamentale che molti creator ignorano.

Non esiste una soglia al di sotto della quale un’attività abituale su piattaforme digitali sia fiscalmente irrilevante. Il confine tra reddito occasionale e attività professionale dipende dall’abitualità e dall’organizzazione, non dall’importo.

Se l’attività è svolta in modo continuativo, con una propria organizzazione (pubblicazione regolare di contenuti, gestione degli abbonati, promozione sui social), si configura come attività professionale e richiede l’apertura della partita IVA.

La soglia dei 5.000 euro che spesso circola online riguarda esclusivamente i contributi previdenziali, non l’obbligo di partita IVA. Chi supera quella soglia con un’attività abituale è soggetto sia agli obblighi fiscali che a quelli contributivi INPS.

Come viene tassata l'attività su piattaforme digitali

L’inquadramento fiscale corretto dipende dalla natura specifica dell’attività. In linea generale, per un creator che pubblica contenuti come attività professionale:

  • il codice ATECO può essere il 90.03.09 (Altre creazioni artistiche). La scelta del codice corretto va valutata caso per caso in base alla natura prevalente dell’attività;
  • in regime forfettario il reddito imponibile si calcola applicando il coefficiente di redditività previsto per il codice ATECO scelto;
  • in regime ordinario il reddito è la differenza tra compensi incassati e costi inerenti e documentati;
  • per i contenuti esplicitamente per adulti può applicarsi l’addizionale del 25% (cosiddetta tassa etica).

Strumenti di controllo ulteriori: non solo DAC7

La DAC7 è il meccanismo principale, ma non è l’unico strumento che il fisco utilizza per controllare i creator online. L’Agenzia delle Entrate incrocia sistematicamente: i flussi dell’anagrafe dei rapporti finanziari (conti correnti, carte prepagate, wallet digitali); i pagamenti elettronici ricevuti; i contenuti pubblici sui social, che possono evidenziare un tenore di vita incoerente con i redditi dichiarati; le segnalazioni della Guardia di Finanza, che può avviare controlli anche su base indiziaria.

Come regolarizzare la propria posizione

Chi ha percepito redditi da piattaforme digitali senza dichiararli ha ancora la possibilità di intervenire, ma il tempo è un fattore critico.

I termini di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate variano a seconda che la dichiarazione dei redditi sia stata presentata o omessa. In caso di dichiarazione omessa, i termini sono più lunghi di quelli ordinari. Per questo è necessario verificare anno per anno la propria posizione concreta prima di impostare una strategia di regolarizzazione.

Chi interviene prima di ricevere un avviso di accertamento — attraverso il ravvedimento operoso o la presentazione di dichiarazioni integrative — ha accesso a riduzioni significative delle sanzioni. Chi aspetta l’accertamento perde questa possibilità e si trova a gestire una situazione molto più onerosa.

Il percorso corretto prevede: aprire la partita IVA se non ancora fatto e si esercita un’attività abituale; dichiarare i redditi degli anni pregressi non dichiarati attraverso le modalità consentite; regolarizzare la posizione INPS se ci sono contributi omessi; valutare con un professionista l’applicabilità della tassa etica caso per caso.

Conclusione

La DAC7 ha cambiato strutturalmente il rapporto tra creator digitali e fisco. Le informazioni circolano attraverso canali di cooperazione internazionale, i controlli sono operativi e i casi del 2026 confermano che non si tratta di una minaccia teorica.

Regolarizzare la propria posizione — aprire la partita IVA se necessario, dichiarare i redditi pregressi, sistemare la posizione INPS — è la scelta più conveniente, sia economicamente che dal punto di vista della tranquillità operativa futura.

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