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Tassa sui pacchi extra-UE: rinviata al 30 giugno 2026 — cosa cambia per chi vende e acquista online

La Legge di Bilancio 2026 aveva introdotto un contributo di 2 euro su ogni pacco proveniente da Paesi extra-UE con valore dichiarato inferiore a 150 euro. Il Decreto Fiscale di marzo 2026 ha rinviato l’applicazione al 30 giugno 2026.

Cosa prevede la misura

Il contributo si applica alle spedizioni provenienti da Paesi extra-UE con valore dichiarato inferiore a 150 euro, per le quali non si applicano dazi doganali. Si tratta del segmento delle cosiddette micro-spedizioni, cresciuto in modo massiccio grazie all’e-commerce internazionale.

Va precisato che per queste spedizioni l’IVA è già dovuta dal 2021, con l’introduzione del regime OSS (One Stop Shop) per le vendite a distanza. Il contributo di 2 euro non riguarda quindi l’IVA, ma introduce un prelievo aggiuntivo specifico su questa tipologia di spedizioni.

L’obiettivo è riequilibrare la competizione tra i venditori europei e i marketplace extraeuropei come Temu e Shein, che spediscono direttamente ai consumatori con strutture di costo spesso più leggere.

Perché è stato rinviato

Il rinvio è stato motivato da ragioni tecniche: l’Agenzia delle Dogane si sarebbe trovata a dover tracciare milioni di micro-spedizioni quotidiane senza i sistemi informatici adeguati. Il rinvio al 30 giugno 2026 serve a consentire l’adeguamento infrastrutturale necessario.

Chi è interessato

La misura ha un impatto diretto su più categorie:

  • i consumatori che acquistano da piattaforme extra-UE troveranno un costo aggiuntivo di 2 euro per spedizione;
  • le imprese che importano merce da fornitori extra-UE in piccoli lotti dovranno considerare questo costo nella struttura dei prezzi;
  • le piattaforme marketplace extra-UE dovranno adeguare i propri sistemi alle nuove regole.

 

Per i venditori italiani ed europei, la misura rappresenta un parziale riequilibrio competitivo nel segmento delle spedizioni di piccolo importo.

Conclusione

La tassa sui pacchi extra-UE è una misura che risponde a un’esigenza reale di equità competitiva nel commercio digitale, ma la cui implementazione tecnica si è rivelata più complessa del previsto. Il rinvio non elimina la misura: la sposta. Chi è interessato ha qualche mese in più per analizzare l’impatto e adeguare la propria struttura operativa.

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