Un brand ti scrive. Una collaborazione, un reel e due storie, 1.000 euro. Il bonifico arriva e sul conto vedi 1.000 euro.
Ma quanti di quei 1.000 euro sono davvero tuoi? Meno di quanto pensi. E la differenza la scopri di solito l’anno dopo, quando arrivano insieme saldo e acconti di imposte e contributi.
Facciamo i conti, con i numeri del 2026.
Le ipotesi del calcolo
Per fare un esempio concreto partiamo da una situazione molto comune:
- partita IVA in regime forfettario;
- codice ATECO 73.11.03 “Attività di influencer marketing”, che rientra tra i codici con coefficiente di redditività del 78%;
- iscrizione alla gestione separata INPS, quella dei professionisti senza cassa (vedremo più avanti quando invece si finisce tra i commercianti).
Attenzione al codice ATECO: non tutti i creator usano lo stesso. Chi crea contenuti video, per esempio, può rientrare nel 59.11.00, chi crea contenuti digitali non video nel 58.19.00. Il codice va scelto in base all’attività che fai davvero, e può cambiare il coefficiente.
Il calcolo passo per passo
- Il reddito tassabile. Nel forfettario non si tassa tutto l’incasso: il reddito è una percentuale fissa dei compensi. Con il coefficiente del 78%: 1.000 × 78% = 780 euro di reddito.
- I contributi INPS. Per il 2026 l’aliquota della gestione separata per chi non ha altra copertura previdenziale è il 26,07% (circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026). Sul reddito di 780 euro sono circa 203 euro.
- L’imposta sostitutiva. Si calcola sul reddito meno i contributi versati. Per semplicità consideriamo i contributi già pagati: 780 meno 203 fa circa 577 euro.
- con l’aliquota al 5%, riservata alle nuove attività per i primi cinque anni e solo se hai i requisiti di legge: circa 29 euro;
- con l’aliquota ordinaria al 15%: circa 86 euro.
Risultato:
Imposta al 5% | Imposta al 15% | |
Incasso | 1.000 € | 1.000 € |
Contributi INPS (26,07% su 780 €) | circa 203 € | circa 203 € |
Imposta sostitutiva | circa 29 € | circa 86 € |
Ti restano | circa 768 € | circa 710 € |
In pratica, tra il 23% e il 29% di ogni incasso non è tuo. È un calcolo semplificato: nella realtà i contributi si deducono nell’anno in cui li paghi, ma l’ordine di grandezza è questo.
Il vero problema: gli acconti
Il calcolo sopra dice quanto costa ogni incasso. Ma il momento in cui paghi è un altro.
Nel primo anno di attività non si versano acconti, perché manca un anno precedente su cui calcolarli. Nel secondo anno arriva tutto insieme: il saldo dell’anno precedente più gli acconti per l’anno in corso, sia per l’imposta sia per i contributi. È il momento in cui molti creator, che nel frattempo hanno speso tutto, si trovano a dover pagare cifre che non hanno messo da parte.
Il consiglio pratico: accantona subito
La regola più semplice: su ogni incasso sposta subito almeno il 25-30% su un conto separato, che non tocchi. Nei primi due anni, per via degli acconti, conviene stare anche più alti.
Così, quando arriva l’F24, i soldi ci sono già. E sai che quello che resta sul conto principale è davvero spendibile.
Gestione separata o commercianti? Il conto cambia parecchio
Fin qui abbiamo dato per scontata la gestione separata. Ma non è sempre così.
Con la circolare n. 44 del 19 febbraio 2025 l’INPS ha chiarito come inquadrare i content creator. In sintesi:
- se l’attività si basa soprattutto sul lavoro personale e intellettuale, senza un’organizzazione d’impresa, si va in gestione separata: contributi in percentuale su quello che guadagni;
- se l’attività è organizzata come un’impresa (prevalgono i mezzi organizzativi rispetto al lavoro personale), si va nella gestione commercianti, con iscrizione alla Camera di Commercio;
- in alcuni casi, quando il creator lavora come attore o modello in un video pubblicitario per un committente, l’INPS richiama il Fondo pensione lavoratori dello spettacolo, con adempimenti a carico del committente. Va valutato caso per caso.
Conta come lavori in concreto, non solo il codice ATECO scelto.
Perché fa tanta differenza? Perché nella gestione commercianti si pagano contributi minimi fissi, anche se guadagni poco. Per il 2026 il reddito minimale è di 18.808 euro e il contributo minimo annuo è di circa 4.612 euro (circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026). I forfettari possono chiedere una riduzione del 35%: chi è già in attività deve presentare la domanda entro il 28 febbraio dell’anno in cui vuole applicarla. Con la riduzione il minimo scende a circa 3.000 euro (la quota fissa per la maternità resta intera).
Un esempio su un anno intero, con 10.000 euro di incassi e imposta al 5% (stessa semplificazione di prima: contributi considerati versati e dedotti nell’anno):
Gestione separata | Commercianti con riduzione 35% | Commercianti senza riduzione | |
Contributi INPS | circa 2.033 € | circa 3.000 € | circa 4.612 € |
Imposta sostitutiva 5% | circa 288 € | circa 240 € | circa 159 € |
Ti restano | circa 7.680 € | circa 6.760 € | circa 5.230 € |
Con incassi bassi, i contributi fissi dei commercianti pesano moltissimo. Per questo l’inquadramento giusto va deciso all’inizio, guardando come lavori davvero, e non scelto a caso al momento dell’apertura della partita IVA.
Domande frequenti
L’aliquota al 5% vale per tutti i nuovi creator?
No. Vale per i primi cinque anni di una nuova attività e solo se hai i requisiti previsti dalla legge, tra cui non aver svolto attività d’impresa o di lavoro autonomo nei tre anni precedenti e non proseguire un’attività già svolta prima, anche da dipendente.
Ho aperto la partita IVA ma non so se sono in gestione separata o commercianti. Cosa faccio?
Controlla come sei iscritto all’INPS e se sei iscritto in Camera di Commercio. Poi confronta l’inquadramento con il modo in cui lavori davvero. Se non torna, conviene sistemarlo subito: gli errori di inquadramento si scoprono spesso anni dopo, con contributi arretrati e sanzioni.
Conclusione
1.000 euro da un brand non sono 1.000 euro spendibili. Con il forfettario e la gestione separata te ne restano circa 710-770; in gestione commercianti, con incassi bassi, anche molto meno. Sapere questi numeri prima, e accantonare su ogni incasso, è la differenza tra un’attività che cresce e un F24 che non riesci a pagare.
Se vuoi capire qual è l’inquadramento giusto per te e quanto mettere da parte su ogni collaborazione, possiamo vederlo insieme.
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